La forma attiva dei verbi
Continua la rubrica sugli orrori grammaticali delle aziende con l’obiettivo di dimostrare che la scrittura professionale ha un senso.
Oggi prendiamo l’home page del sito web della mela Pink-Lady e diamo un’occhiata a come sono stati utilizzati i verbi per ingaggiare noi utenti.
In blu ho indicato i punti critici.
Sulla sidebar a destra si usa la forma attiva e la seconda persona. Perfetto, nulla da eccepire. Al centro per spingere le persone a partecipare al nuovo concorso Pink Lady il bottone recita un indefinito GIOCARE (soprassediamo va sul fatto che gio e care e non sono perfettamente allineati…) che si ripete sul footer con un CLICCARE QUI: un linguaggio da robot sconnesso che aiuta per bene a spersonalizzare già il difficile rapporto interfaccia virtuale-utente. E poi sulla sinistra in basso ecco addirittura una seconda persona plurale.
Insomma per non sbagliarsi le hanno provate tutte. Ma ci sono delle regole in questi casi? Senz’altro la coerenza prima di tutto, in primis sulla stessa pagina, e poi non va dimenticato che la forma attiva e la seconda persona singolare sono gli strumenti migliori per parlare all’unico interlocutore che sta dall’altra parte dello schermo.
